Settimana della carità – “La carità è il centro della vita cristiana” – Incontro con don Ezio Bolis

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Riportiamo la prima parte della relazione di don Ezio Bolis. A cura di Anna Terzi. (Giornale Parrocchiale – dicembre 2025)
“La carità è il centro della vita cristiana”. Questo il titolo riassuntivo proposto da don Ezio Bolis la sera del 14 novembre per l’incontro sul tema della carità, durante la “Settimana del Povero”.
Sono le parole conclusive di un pen­siero di S. Agostino denso di signifi­cati: “La carità di Dio e del prossi­mo – scriveva infatti il Santo – è il contenuto della Scrittura, la sintesi della filosofia, il fine della teologia, il segreto della politica, l’essenza del­la santità, la somma di ogni virtù, il centro della vita cristiana”. Non basta certo un’ora, osserva il relatore, per esaurire un tema dai così grandi valori, che viene comunque proposto in modo puntuale e meditato, artico­lato in due momenti: il primo, di cui trattiamo in questo numero, cerca i ca­ratteri distintivi della carità cristiana, il secondo ne analizza le diverse forme nel tempo attraverso figure di santi.
Domande
Per iniziare, tuttavia, don Bolis pone a sé e a tutti alcune domande: si chie­de se la carità negli ultimi tempi non si sia risolta troppo in un servizio so­ciale perdendo il suo status di virtù teologale, se, quindi, non abbia finito per identificarsi con la beneficenza. Questo ruolo sociale (più di compe­tenza dello stato) è generalmente ap­prezzato, ma non sembra cogliere la vera identità che Cristo ha riconosciu­to alla carità. Ci si chiede perciò qua­li siano i tratti distintivi di questa virtù, cosa sia specifico della carità cristiana e la distingua da un servizio sociale.
Specificità della carità cristiana
Centrale appare riconoscerne il fonda­mento teologico che si riassume nelle parole: “DEUS CARITAS EST”. Occorre sottolineare questo tratto es­senziale: non si tratta di “fare”, ma di lasciarsi permeare dal Vangelo. Don Bolis perciò rimanda alle parole di Gesù: “Questo è il mio comanda­mento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Gv 15,12).
E Lui ha amato fino al sacrificio del­la Croce, quindi la carità cristiana, a imitazione di Cristo, deve avere la Croce come “forma” e “misura”: la Croce è la “finestra” della carità, cioè permette al nostro sguardo interiore di vederla nella sua essenza (sacrificio, donazione, abbandono alla volontà del Padre, perdono).
Se il modello è Gesù, si devono rico­noscere, continua don Bolis, qualità imprescindibili alla carità cristiana. Come Gesù
  • ha amato per primo
  • ha amato senza considerare i meriti
  • ha amato tutti
  • ha amato fino alla fine
così dovrebbe essere per noi. Infatti, siccome Dio è il principio e lo stile da imitare, i grandi operatori di carità as­sumono la contemplazione come base del loro agire (Madre Teresa di Cal­cutta trascorreva due ore ogni mattina in contemplazione, d’altra parte riteneva che noi siamo troppo poveri per aiutare i poveri, quindi la ricchez­za può venirci solo da Dio). “Da Dio a Dio”. Si potrebbe così sintetizzare questo santificante movimento circo­lare: da Dio la possibilità di vivere lo stesso suo amore; a Dio, anche attra­verso i fratelli, la manifestazione di quell’amore.
Ispirandosi poi alla lettera di S. Pao­lo (Ef 14-19), don Bolis presenta le quattro dimensioni della carità di Cristo:
  • Larghezza: rimanda alla figura dell’abbraccio, alla fraternità e comu­nione (cfr. Luca)
  • Lunghezza: arriva lontano, si pro­lunga nel tempo e nello spazio (cfr. Matteo e il tema del perdono)
  • Profondità: esige di abbassarsi, portare pazienza, sopportare (cfr. Pa­olo)
  • Altezza: alta come la croce, tende alla gloria (cfr. Giovanni)
La sorgente della carità
“L’amore chiede amore” diceva S. Luigi M. Palazzolo; “almeno per gra­titudine”, quindi, conclude don Bolis, dovremmo amare Dio! D’altra parte S. Francesco di Sales chiama il Cal­vario “il monte degli amanti”: ancora “da Dio a Dio” lì si contempla il flus­so di amore.
A conferma di questo significato fondamentale, l’oratore passa in ras­segna alcuni documenti pontifici:
Papa Francesco (Enciclica “Dilexit nos”): “il cuore di Gesù è la fonte, il luogo dell’amore” (n. 52,78,101,176)
Benedetto XVI (Enciclica: “Deus Caritas est”): la carità si distingue dall’assistenza perché non si ferma al bisogno, ma va alla persona e le restituisce comunque dignità; è gra­tuita, non cerca tornaconti neanche spirituali (il riferimento è a forme di proselitismo); è un fine, non solo un mezzo, anzi è il fine (n.31)
Leone XIV (Esortazione apostolica “Dilexi te”): non ci si muove nell’o­rizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione (n.5).