Settimana della carità 2025 – “La carità è il centro della vita cristiana” – Incontro con don Ezio Bolis (II parte)

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Riportiamo la seconda parte della relazione di don Ezio Bolis. A cura di Anna Terzi. (Giornale Parrocchiale – gennaio 2026)
“La carità è il centro della vita cristiana”. Questo il titolo riassuntivo proposto da don Ezio Bolis la sera del 14 novembre 2025 per l’incontro sul tema della carità, durante la “Settimana del Povero”.
Sono le parole conclusive di un pen­siero di S. Agostino denso di signifi­cati: “La carità di Dio e del prossi­mo – scriveva infatti il Santo – è il contenuto della Scrittura, la sintesi della filosofia, il fine della teologia, il segreto della politica, l’essenza del­la santità, la somma di ogni virtù, il centro della vita cristiana”. Non basta certo un’ora, osserva il relatore, per esaurire un tema dai così grandi valori, che viene comunque proposto in modo puntuale e meditato, artico­lato in due momenti: il primo, di cui trattiamo in questo numero, cerca i ca­ratteri distintivi della carità cristiana, il secondo ne analizza le diverse forme nel tempo attraverso figure di santi.
Nel numero precedente (dicembre 2025), abbiamo raccolto l’interessantissima conferenza che il prof. don Bolis – del nostro Seminario, docente anche alla Facoltà Teologica di Milano e collabo­ratore presso la Congregazione per le Cause dei Santi e presso il Dicastero per la Dottrina della fede – ha tenuto nella Settimana della Carità in novembre. Pubblichiamo qui una sintesi della seconda parte della serata.
  
Il secondo momento della riflessione di don Bolis si muove in una prospet­tiva storica: il relatore, dopo aver precisato che la carità è il criterio di santità, presenta le tante forme da questa assunte nel tempo per rispon­dere ai bisogni diversi che ogni epoca fa emergere. Il percorso che ne segue, molto documentato e chiaro, si svilup­pa ordinatamente nel tempo, partendo dalla prima espressione di Chiesa per arrivare ai nostri giorni.
ETÀ ANTICA
  • La carità nella Chiesa apostolica: come testimoniano Gli Atti degli Apostoli (2, 42-45), era incentrata sul valore della comunione: “Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le divi­devano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno”.
  • La carità nella Chiesa primitiva: le opere di carità dei primi cristiani sono semplici, ma molto concrete, attente, ad ampio raggio. I fedeli versano liberamente “modiche somme” per assistere i poveri. Come testimonia Tertulliano (sec. III): “Questi sono come depositi della pietà ai quali…si attinge per nutrire e seppellire i poveri, per soccorrere i giovani e le ragazze che non hanno né soldi né genitori, e poi i servi diventati vecchi come pure i naufraghi …”
  • San Giovanni Crisostomo (sec IV)
La Chiesa, che si organizza man mano, crea strutture caritative come ospizi per ammalati e pellegrini, or­fanotrofi… San Giovanni Crisosto­mo rivolge un appello vibrante ai cristiani perché possiedano le loro cose “con decoro”: Che signifi­ca con decoro? Che siate padroni e non servi di esse; che siate voi a possedere loro, e non loro voi; che le usiate, non ne abusiate”. Non hai ricevuto i beni della terra per sep­pellirli, ma per distribuirli”.
IL MEDIOEVO
  • San Gregorio Magno (sec VI)
La Chiesa ha già assunto compiti “di supplenza” dell’autorità civile, svolge ruoli di assistenza. Ad es. durante l’assedio dei barbari, san Gregorio Magno, che aveva rior­ganizzato il patrimonio della Chie­sa stessa, fonda ospedali, assegna pensioni ai poveri, rifornisce Roma e altre località di generi di prima ne­cessità.
  • Monasteri benedettini (dal VI al XIII sec)
Sono soprattutto, ma non solo, i mo­nasteri benedettini in questi secoli a testimoniare la carità in ogni sua forma. In questi luoghi, scuole di ascetica, si apprende ad accoglie­re ospiti e pellegrini come fossero Cristo stesso. I monasteri hanno una foresteria dove si distribuisce l’ele­mosina e si offre ospitalità.
  • Strutture di accoglienza (Primo Medioevo: fino al XII sec)
In questa epoca i poveri sono soprat­tutto i pellegrini, gli affamati, gli or­fani e le vedove, qualche sbandato. All’ingresso degli ospizi si scrive: “I poveri sono i nostri padroni” e anche i malati negli ospedali sono “signori e padroni di casa”.
  • Sviluppo degli ospedali
E’, questa, una delle manifestazioni più significative della carità cristia­na in questa epoca; l’ospedale, più che luogo di cure mediche, (spesso i medici sono assenti) è un ambiente di accoglienza.
  • Riscatto degli schiavi
Una forma particolare di carità tra fine M.E. e inizio Età moderna è il riscatto degli schiavi cristiani fatti prigionieri dai musulmani: nasco­no proprio ordini religiosi votati a questa missione come i Trinitari e i Mercedari.
ETÀ MODERNA
  • Crescente ruolo delle donne
Se prima era impensabile che le donne assumessero un ruolo sociale attivo, ora incominciano a diven­tare protagoniste anche nel campo dell’apostolato e della carità. Per es. nel 1600 Santa Luisa di Marillac, collaboratrice di S. Vincenzo de’ Paoli, scrive alle sue suore: “Per convento avrete le case dei poveri, per cappella la chiesa parrocchia­le, per chiostro le strade della cit­tà, per clausura l’obbedienza, per grata il timore di Dio, per velo la modestia”.
Questo si pone come un modello di “Chiesa in uscita”.
  • Azione caritativa delle confrater­nite
L’azione caritativa dei laici va inten­sificandosi anche per tutto il ‘700, soprattutto nella forma delle confra­ternite istituite nei secoli precedenti; oltre ad aiutare le categorie di po­veri già menzionate, essi svolgono una preziosa opera di assistenza anche ai trovatelli, ai carcerati, ai condannati a morte, agli stranieri, alle ragazze senza dote e alle don­ne che rischiavano di prostituirsi. Il problema dei trovatelli o esposti, già presente nel ‘600, sta crescendo, avendo come conseguenza l’accen­tuarsi delle problematiche legate alle ragazze madri e della mortalità infantile.
  • Ludovico Antonio Muratori (1672-1750 Età dei Lumi)
Storico e parroco di Pomposa, nel­lo scritto: “Della carità cristiana in quanto essa è amore del prossimo” sostiene alcune posizioni molto in­teressanti: occorre creare posti di lavoro e formare allo stesso, inol­tre è necessaria una più stretta collaborazione Stato-Chiesa ed è importante un’opera educativa e di “pacificazione sociale”, bisogna co­noscere bene le radici della povertà che sono in gran parte di natura eco­nomica e sociale.
  • San Giovanni Bosco (1815-1888 Età della industrializzazione)
Il fenomeno citato si accompagna a un grave degrado delle condizioni di vita: salari da fame, orari e ritmi di lavoro disumani, fatiche enormi di donne e bambini, assenza di pro­tezione e di minime condizioni igie­niche. La Chiesa, attraverso anche l’esplosione di nuovi ordini religio­si, abbonda di opere caritative. Vie­ne riservata una grande attenzione all’educazione dei giovani, come nel caso di san Giovanni Bosco.
ETÀ CONTEMPORANEA
  1. Primo ‘900: una carità “politica”
  • Oltre i bisogni primari
All’inizio del ‘900 la carità non è più vista solo come una risposta ai bisogni primari, ma assume un si­gnificato più ampio: è anche difesa dei diritti personali, quelli politi­ci, economici (salario), educativi. Perciò assume un valore politico. Il dibattito si fa acceso, nascono i sindacati. La Chiesa interpreta tali istanze sociali, in particolare con la “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII.
Emblematica la figura di S. Fran­cesca Saverio Cabrini, fondatrice delle Suore del Sacro Cuore, mis­sionaria negli USA per seguire in spirito di carità i migranti che là, tra fine 800 e primo 900, trovavano la­voro tra mille difficoltà.
  • Iniziative del movimento cattoli­co: Don Luigi Sturzo
A fine 800 nascono le casse rurali per aiutare al risparmio e combat­tere l’usura. Da qui poi una grande rete di cooperative: latterie, canti­ne, farmacie, assicurazioni contro i rischi nel settore agricolo. Dove il sostegno politico non arriva, è anco­ra la Chiesa a farsi carico di alcune fasce di poveri: donne sfruttate sul lavoro, migranti, ex carcerati, pro­stitute, malati psichici, disadattati.
  1. Dalla fine del ‘900 ai nostri giorni: le nuove sensibilità della Chiesa
  • Emerge la necessità di dare risposte immediate e personali alle soffe­renze dei singoli (Madre Teresa), ma anche di dare risposte colletti­ve perché la sofferenza non è mai isolata (migranti); inoltre matura la consapevolezza che occorra capire quali siano le cause di certi mecca­nismi che generano male e dolore (don Puglisi).
  • A ciò si aggiunga il problema della grave povertà dei paesi del Terzo Mondo interessati da fame, denu­trizione, malattie, mentre in oc­cidente compare la categoria dei “nuovi poveri”, cioè di coloro che sono sistematicamente esclusi dalle società a cui appartengono.
  • Un’attenzione particolare è riserva­ta poi alle emarginanti situazioni di dipendenza (alcool, droga, gio­co d’azzardo…) e ai luoghi della emarginazione (periferie urbane).
Don Bolis conclude quindi l’analisi storica rilevando come l’attività ca­ritativa promuova benefici effetti di unificazione (appunto, è carità!) in molti sensi: tra laici e clero, tra san­tità e quotidianità, tra amore di Dio e amore del prossimo.
E’ stato bello scoprire le creative e ge­nerose letture e risposte che la Chiesa ha saputo dare ai “segni dei tempi” anche dal punto di vista dell’azione caritativa.