BORGO INTERVISTE – 15^ PUNTATA – SANTO LOCATELLI

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Il Professor Santo Locatelli, classe 1928, è il presidente onorario dell’Ente Bergamaschi nel Mondo e suo socio fondatore. Originario della Val Brembana, abita nel Borgo da oltre cinquanta anni ed è ormai a tutti gli effetti un borghigiano. Conosciamolo meglio.

 

Professore, ci racconta la sua giovinezza e come è arrivato nel Borgo?

Sono nato a Zogno nel 1928 da una famiglia di commercianti. Non era un periodo facile quello per essere giovani ma ho avuto la fortuna di vivere il periodo bellico solo marginalmente.

Ho frequentato le scuole a Bergamo, prima le commerciali e poi le tecniche per diventare ragioniere.

Ogni giorno facevo Zogno-Bergamo in bicicletta perché, per via della guerra, i treni erano rarissimi. Nel 1954 sono entrato negli Alpini per la leva di 18 mesi in Friuli, e poi nel 1956 mi sono laureato in Economia con una tesi sulla politica di Francisco Franco.

Fin da ragazzino la mia grande passione è stata quella di viaggiare: a 17- 18 anni ho iniziato a girare l’Europa in autostop. Sono stato in Svizzera e Francia, dove avevo alcuni parenti, e poi Scozia, Irlanda, Inghilterra. All’epoca era un altro mondo, e viaggiare non era una passeggiata come al giorno d’oggi.

 

Dopo la laurea che cosa ha fatto?

Mi sono sempre tenuto in movimento, viaggiando ogni volta che ne ave avevo la possibilità. Dal punto di vista lavorativo ho cominciato ad insegnare, precisamente all’Istituto Amedeo di Savoia. Sono stato anche presidente dell’istituto case popolari per 5 anni e per tre mandati sono stato sindaco nel mio paese natale, Zogno. E proprio ricoprendo questa carica ho preso coscienza della grande quantità di bergamaschi sparsi per il mondo.

 

Lei è stato uno dei soci fondatori dell’Ente Bergamaschi nel Mondo, non è vero?

È così. Nel 1967, insieme ad altre persone, abbiamo fondato l’Ente. Tra l’altro ho la fortuna di essere l’unico socio fondatore ancora vivente. Abbiamo cominciato praticamente dal niente, ed oggi l’Ente conta 32 circoli e 10 delegazioni in tutti i continenti, che collegano 50mila bergamaschi in oltre 100 paesi nel mondo. Il primo circolo in assoluto è stato quello creato nella cittadina belga di La Louvière nel 1968.

 

In cosa consiste l’attività dell’Ente?

Lo scopo principale è quello di collegare i bergamaschi all’estero con i loro paesi di origine e di far conoscere i bergamaschi alle comunità all’interno delle quali si sono stabiliti.

All’interno dei circoli si svolge qualsiasi tipo di attività: dalle feste campestri a quelle di Santa Lucia per i bambini, dalle attività culturali a quelle sportive e assistenziali. Si costituiscono delle piccole biblioteche con pubblicazioni riguardanti la terra bergamasca per consentire ai giovani un primo approccio alla terra dei loro avi e ai meno giovani di rinverdire, sia pure con accenni di nostalgia, i luoghi della loro infanzia. Un servizio che merita di essere evidenziato in modo particolare è quello della assistenza ai più soli, agli infermi, agli ammalati, ai più bisognosi. Poi si organizzano in collaborazione con l’Ente viaggi in Italia e nella nostra provincia per ragazzi, adulti e per pensionati. Con loro, spesso e volentieri, anche i cittadini dei paesi che li ospita visitano il nostro, favorendo così la vocazione turistica italiana.

 

Come sono considerati dalle comunità che li ospitano i bergamaschi emigrati all’estero?

Immancabilmente i bergamaschi si sono inseriti benissimo nelle comunità locali e hanno acquisito un’ottima considerazione. Basti dire che a La Louvière una delle strade più centrali della città è stata rinominata Rue Bergame in onore dei nostri conterranei emigrati là. Molti nostri concittadini all’estero, a prezzo di grandi sacrifici, hanno raggiunto notevoli traguardi professionali e ovunque nel mondo il nome di lavoratore bergamasco è garanzia di impegno, di onestà e di preparazione. Uno su tutti, mi piace ricordare un bergamasco che si è fatto onore: Andrea Viterbi nato a Bergamo nel 1935; la sua famiglia emigrò negli Stati Uniti nel periodo della II guerra mondiale e una carriera strepitosa in America lo ha portato nel 1966 alla scoperta dell’algoritmo, sistema base della trasmissione dei dati del GSM che ha consentito la nascita dei telefonini di cui è considerato il padre. Oggi a noi si rivolgono schiere di neo diplomati e di neo laureati che cercano altrove la possibilità di sfruttare al meglio i propri talenti. Mi è d’uopo ricorda ricordare e ringraziare la Chiesa di Bergamo che, attraverso i suoi missionari, ha dato un contributo determinante alla nascita e alla crescita materiale, sociale e spirituale dei nostri circoli all’estero.

 

Quale è stato il percorso che l’ha portata ad abitare nel Borgo?

Nel 1963, un anno dopo essermi sposato con mia moglie, nativa di Bergamo, ci siamo trasferiti in via degli Albani da dove non ci siamo più spostati.

Ci siamo inseriti subito molto bene, i figli sono nati e cresciuti qui, hanno frequentato le scuole elementari e medie qui, frequenza che ha rinsaldato amicizie che durano anche oggi. I tempi erano diversi, il Borgo era meno vivace di oggi. Ora il Borgo sembra un centro città. La presenza di un prestigioso Liceo scientifico, la rinnovata Accademia Carrara e l’aspettativa dell’eventuale inserimento dell’università nella vecchia caserma, delinea un suo futuro ancora più interessante.

 

Vuole raccontarci qualche sua passione di ieri e di oggi?

Come detto, già da ragazzino adoravo viaggiare e imparare le lingue. Sono sempre stato un appassionato sportivo con una particolare predilezione per il calcio e le escursioni in montagna e mi sono sempre interessato di teatro e di letture. Oggi mi accontento di potermi dedicare a lunghe camminate e estese letture che mi consentono di annotare e sviluppare alcuni scritti. Ricordando con simpatia il servizio militare nel corpo degli Alpini (8° reggimento Brigata IULIA) ho sempre conservato nel cuore il senso dell’“ALPINITÀ” che è volontariato puro e sono orgoglioso di portare il cappello con la piuma. Anche per questo motivo, abbiamo chiamato chiamato nostro figlio Giulio e nostra figlia Alessandra in ricordo del patrono di Bergamo. Io sono pure molto orgoglioso che mia moglie Luciana sia “FIGLIA, MOGLIE, MADRE” di Alpino.

 

Per concludere, c’è qualche pensiero che tiene ad esprimere?

Pongo qui con piacere i versi in vernacolo scolpiti su un marmo nel gioco delle bocce del giardino dello zognese Bortolo Belotti, insigne autore della STORIA DI BERGAMO E DEI BERGAMASCHI. Nel mondo di oggi, esasperatamente competitivo, queste giuste parole ci servano da ammonimento a non lasciarci prendere dalla assurda nevrosi per essere vincitori a tutti i costi. Quel che conta è avere la consapevolezza di aver fatto bene il proprio dovere. S’à de tegn ol balì, ma se l’iscapa, l’è miga öna resù de perd la crapa. A l’è compagn di robe de sto mond. Cosa conta vess prim o vess second? Quel che l’importa, quando l’è finida, l’è de i facc con onur la so partida.

 

Professore, è stato un piacere. La salutiamo e la ringraziamo per la disponibilità.

Grazie a voi e un saluto ai vostri lettori.

 

Mattia Paris

 

dal giornale parrocchiale di giugno 2016