don Alberto – Tornando a casa. Io, prete, ritrovo le mie radici

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Don Alberto Varinelli, sacerdote originario di S. Caterina, sempre presente ad agosto alle feste dell’Apparizione del nostro Santuario affida ad un articolo pubblicato on line dalla diocesi l’attesa e la gioia di tornare a casa, alla festa della comunità. “Io, prete, ritrovo le radici della mia fede e della mia vocazione”.

Dal settimanale on line Santalessandro della diocesi di Bergamo – 24 agosto 2017

L’entrata del santuario di Borgo Santa Caterina

È un appuntamento fisso. Per me, sacerdote nativo di Borgo Santa Caterina, il 18 Agosto è segnato con l’evidenziatore sull’agenda, con tanto di scritta in rosso sotto il giorno: “casa”.

Ma cosa significa per me tornare a casa, ossia nel mio Santuario dell’Addolorata, nei giorni dell’Apparizione?

Torno “alla sorgente”

Direi due cose: il ritorno alla sorgente e il rinnovo delle amicizie. Il ritorno alla sorgente, innanzitutto. Sì, perché in quella chiesa in mezzo al borgo, separata da un ampio sagrato dal rumore del traffico cittadino, la mia fede ha mosso i primi passi. Lì mi portavano il nonno Pino e la nonna Angiola, dopo le spese, a dire le prime preghiere, togliendomi dal passeggino. Lì mamma e papà rispondevano alla mia solita domanda domenicale: “cosa hanno fatto a Gesù, poverino?”, raccontandomi la storia di quel Signore che sulla croce aveva dato tutto se stesso per amore.

In quell’angolo di mondo, a sei anni, ho aspettato fuori dalla sacrestia il curato di allora, don Sergio, perché volevo vedere “dove andava a vestirsi da prete”. Lì, su invito di don Sergio, ho iniziato a servire all’altare, a costruire le mie amicizie con i sacerdoti, a sentire su di me l’amore del Signore e di Maria.

Negli ultimi anni della scuola superiore, in quella chiesa, portando nel cuore l’esempio di don Gianni, allora rettore del Seminario, la figura paterna del parroco don Andrea e l’impegno per gli ultimi di don Tonino, ho cominciato a passare del tempo in preghiera, sentendo che il Signore forse chiamava anche me al dono del ministero sacerdotale.

Ecco, tornare in Santa Caterina è per me tornare dove tutto ebbe inizio, nella semplicità della vita quotidiana.

Ritrovo le amicizie

Poi, le amicizie. Quanta gente nel Borgo mi vuole bene. Qualcuno dopo avermi dato tanto in affetto, preghiera ed esempio, ora mi aiuta dal cielo. Altri, pur avanti con gli anni, non vengono meno all’aiuto concreto alla comunità, per quanto possono.

Penso ad alcuni volti amici, alla carissima Carla, che con fatica raggiunge a piedi il Santuario e mi ripete queste parole ormai tradizionali: “ecco qui il nostro pretino novello!”. Sorrido dietro i folti baffi rossi: il novello ormai è stagionato, è prete da sette anni, ma va bene così! Poi ci sono Alessandro, il sacrista Enrico, i chierichetti.. insomma, la mia storia passata, presente e spero futura.

Il 18 agosto, inoltre, è tempo di fraternità presbiterale. È bello vedere in una veste nuova don Pasquale, mio rettore in Seminario e ora mio parroco; mi dà gioia re-incontrare gli amici sacerdoti nativi o legati al Borgo dal ministero vissuto; mi arricchisce lo scambio con i superiori che partecipano alle nostre feste con la celebrazione dell’Eucarestia, don Davide e il Vescovo Francesco.

Mi rendo conto di aver citato tante persone, ma, in fondo, cosa è la Chiesa se non una fraternità concretamente vissuta, nel costante tentativo di vivere il Vangelo? Alzo lo sguardo verso l’affresco del prodigio del 1602 e vedo i protagonisti principali della mia storia: Gesù e la Vergine Maria. A loro affido i miei cari, le mie comunità, il nostro ministero di pastori in mezzo agli uomini.