60° Inaugurazione dell’attuale Oratorio

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Quest’anno ricorre il 60° dell’inaugurazione del nuovo oratorio di Borgo Santa Caterina, avvenuta il 24 marzo 1957, impartita dal vescovo Giuseppe Piazzi e intitolato ai Santi Giovanni Bosco e Domenico Savio, alla presenza del parroco monsignor Giuseppe Sala e della comunità.

 

Dal notiziario parrocchiale di S. Caterina di marzo 2017:

Da un traguardo importante uno sguardo alla storia

Il nostro oratorio festeggia quest’anno un anniversario importante, il 60.mo della costruzione dell’attuale edificio.

Ci proponiamo di ricordarlo con una serie di articoli dedicati alla sua storia, ben consapevoli che questa è parte integrante dell’identità della comunità di S. Caterina.

Per incominciare, riproponiamo qui – con alcuni adattamenti – qualche estratto dal libo curato da Carmelo Epis per il 25 della presenza di mons. A. Paiocchi come prevosto.

 

L’articolo parte da lontano: “Nella nostra diocesi – vi si legge – una pastorale espressamente studiata per la gioventù, soprattutto del popolo, affonda le radici alla fine del Settecento e venne avviata dall’ex gesuita Luigi Mozzi, arciprete della Cattedrale, con le congregazioni mariane. Caratterizzate da una commistione fra gioco, passeggiate, catechismo, esercizi di pietà, ritiri, si diffusero in modo impressionante… Nel 1796 il Mozzi aveva aperto anche le scuole serali gratuite, forse le prime in Italia, per i ragazzi poveri e disagiati. … Dopo l’esilio del Mozzi (1797), la sua eredità venne raccolta nel corso dell’Ottocento da altre prestigiose figure del clero bergamasco appartenenti al Collegio Apostolico. Dalle strutture mobili o itineranti (chiese, case, strade) della pastorale giovanile iniziale, con al centro la dedizione di un prete ai giovani, si passò progressivamente, alla luce dei nuovi bisogni avvertiti dalla gioventù e dalla società, a un nuovo modello: protagonista della cura della gioventù era la parrocchia, che delegava al curato la pastorale giovanile, mentre la struttura diventava totalmente stabile grazie all’oratorio, che veniva dotato di cappella e spazi per catechismo, gioco, teatro e attività sportive. Così avvenne anche per la parrocchia di Santa Caterina.

Carmelo Epis ripercorre poi la storia dell’oratorio di s. Caterina fin dall’inizio, da quel 6 novembre 1842 nel quale “essendo vacante la parrocchia per la morte del parroco don Giuseppe Acerboni (1815-42), tre sacerdoti del borgo (don Giovanni Kranawiter, economo spirituale della parrocchia vacante e secondo cappellano del santuario; don Domenico Mazzi Amadei, appartenente al Collegio Apostolico e futuro parroco dal 1843 al 1887; don Pietro Gatti, coadiutore parrocchiale e autore di una pubblicazione sul santuario) diedero formale ‘cominciamento alla pia istituzione del trattenimento serale’ ogni domenica dell’anno, con sede nei locali delle scuole comunali ‘per raccogliervi la gioventù la sera di festa in cui soleva vagare per le contrade o per le osterie’”.

Qui di seguito riportiamo la parte che riguarda l’attuale oratorio.

L’esigenza di un nuovo oratorio maschile era da tempo avvertita, soprattutto per l’aumento continuo degli abitanti e quindi della fascia giovanile. Anche se la popolazione inizialmente manifestò perplessità e non fu molto prodiga nelle offerte, ne era convintissimo il parroco monsignor Sala già al momento del suo ingresso in parrocchia, pur consapevole dei notevoli costi dell’impresa che per anni avrebbero gravato sui bilanci della parrocchia. Il progetto fu affidato all’architetto Camillo Remuzzi, che in gioventù aveva frequentato l’oratorio del borgo, il quale prestò gratuitamente la sua opera. Come area venne scelta quella su cui sorgeva l’oratorio femminile, che venne abbattuto. I primi lavori, dal 1948 al 1949, riguardarono la ristrutturazione e l’ampliamento del precedente piccolo teatro, ricavando il nuovo salone del cineteatro. Nel 1952, con l’imminente trasferimento della caserma dei vigili del fuoco in via Codussi, il campo sull’ansa del Morla, usato dal precedente oratorio e dai pompieri, venne acquistato dalla parrocchia e destinato al gioco e allo sport. Il 5 marzo 1952 iniziò la demolizione dell’oratorio femminile. La prima pietra del nuovo oratorio maschile, posta il 24 giugno 1956, venne benedetta dal vescovo Giuseppe Piazzi. A lavori conclusi, la struttura oratoriana era formata da cappella, cineteatro, undici aule di catechismo, sale di ritrovo e ricreazione, appartamento del curato, ed era anche sede del Circolo di cultura. L’oratorio fu inaugurato domenica 24 marzo 1957 dal vescovo Piazzi e intitolato ai Santi Giovanni Bosco e Domenico Savio. In questa occasione, monsignor Sala sottolineò che la nuova struttura oratoriana era stata «la vetta a cui abbiamo costantemente tenuto fisso lo sguardo e dedicato il meglio delle nostre energie e di tanti nostri sacrifici». Inoltre, l’oratorio era «la casa fra gli uomini», perché in quel luogo il giovane imparava a essere cristiano e anche cittadino. Presente il vescovo Piazzi, il 4 dicembre 1958 venne aperta al culto anche la cappella, dotata di un’opera dell’artista Nino Nespoli.

Nel 1959, dopo un apposito concorso a premi indetto fra ragazzi e ragazze al di sotto dei 15 anni, il cineteatro, restaurato dieci anni prima, venne denominato «Lucciola», come proposto da un tredicenne del borgo, perché «con il suo minuscolo ma persistente chiarino inviti i ragazzi a non abbandonare mai l’oratorio». Il cineteatro fu ristrutturato anche nel 1988 per rispondere a nuove esigenze. Sembravano passati anni luce dai tempi del parroco don Carrara, che aveva appoggiato convintamente il ruolo del teatro nella pastorale giovanile, ma aveva sempre manifestato una sviscerata allergia per il cinema, che nel dopoguerra era uno dei bersagli delle lamentele del clero, perché ritenuto uno dei mezzi che veicolavano l’immoralità e la smania di divertimento soprattutto fra la gioventù, devastando così il tessuto cristiano.

Nel corso dei decenni, l’oratorio maschile ebbe sempre bisogno di ritocchi o interventi. Infatti, come affermò monsignor Paiocchi in occasione del 50° di inaugurazione (2007), la struttura era nata in un’epoca difficile per le finanze parrocchiali. Questo spiegava come l’oratorio avesse limiti qualitativi già al suo nascere. Infatti, pur sempre vivace per partecipazione e iniziative, era complessivamente carente dal punto di vista edilizio. Dall’estate del 1992 al dicembre 1993 venne sottoposto a lavori di adeguamento e di ristrutturazione, compreso il cineteatro, che assunse la nuova denominazione «Santa Caterina». L’inaugurazione si tenne domenica 12 dicembre 1993, con l’intervento del vescovo Roberto Amadei, che affermò come l’oratorio e il cineteatro avessero veramente «cambiato faccia» rispetto agli anni in cui, quando era docente di Storia ecclesiastica in Seminario, aveva tenuto alcune conferenze ai giovani in quella sede. La nuova denominazione, come disse monsignor Paiocchi nell’indirizzo di saluto al vescovo, voleva indicare immediatamente il suo servizio alla gioventù dell’oratorio, ma anche al borgo e alla città, incoraggiando la vocazione storica locale, come il teatro dialettale e la vita associativa.