Giovedì 21 luglio ore 21 – “I colori dell’aria” – Concerto a Tavernola Bergamasca

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“I colori dell’aria”: quattro saxofoni protagonisti del concerto in programma giovedì 21 luglio alle ore 21 nella artistica Chiesa di San Pietro a Tavernola Bergamasca (Bg), sul lago d’Iseo. Musiche di Pierné, Rossini, Scarlatti/Sciarrino, Françaix, Piazzolla, Gershwin. Con una prima assoluta del bergamasco Davide Mutti.

“I colori dell’aria” – Concerto per San Pietro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, è curato da Alessandro Bottelli.

Per informazioni e prenotazioni: 388 58 63 106 – 338 321 21 71

Tavernola Bergamasca è una rocciuta località affacciata sul lago d’Iseo, proprio dirimpetto a Montisola, esigua lingua di terra in mezzo all’acqua divenuta famosa qualche anno fa per la visionaria passerella-installazione di Christo. Qui, nella storica e artistica Chiesa di San Pietro (che conserva tra l’altro un pregevole affresco del Romanino), giovedì 21 luglio alle ore 21 si esibiranno i giovani e agguerriti componenti del Vagues Saxophone Quartet (Andrea Mocci soprano, Francesco Ronzio alto, Mattia Quirico tenore, Salvatore Castellano baritono), formazione che ha già al suo attivo numerosi riconoscimenti (premio speciale del Concorso Internazionale “Luigi Nono” nel 2016), presenze a rassegne e festival di rilievo (Milano Musica, Società del Quartetto di Milano) e, non ultima, la recentissima uscita del primo disco per l’etichetta Da Vinci con lavori di A. Glazunov, J. Françaix e J. Nagao.

Caratteristica dell’ensemble è una vivace e motivata partecipazione alla creazione di nuove partiture, che negli anni ha visto la realizzazione di brani a loro dedicati da parte di compositori quali Paolo Ugoletti, Gabriele Cosmi, Federico Troncatti.

Anche a Tavernola i quattro musicisti terranno a battesimo Palinsesto, una pagina site specific scritta appositamente per l’occasione dal bergamasco Davide Mutti (classe 1990, si è formato musicalmente a Venezia e Brescia. Diplomato in composizione con il massimo dei voti e la lode sotto la guida di Paolo Ugoletti e pluripremiato in concorsi nazionale ed esteri, è autore di un ampio corpus di opere che comprende musica da camera, lirica, sinfonica, con particolare riguardo verso il genere sacro e liturgico). È lo stesso autore a illuminarci sulla genesi del suo lavoro: «Palinsesto è un termine tecnico – desunto dalla paleografia – che indica un manoscritto antico raschiato e sovrascritto in epoca più tarda. Analogo procedimento è stato subìto dall’affresco Crocifissione con Maria Maddalena, Madonna e san Giovanni fra i santi Pietro e Paolo che si conserva nella Chiesa di San Pietro in Tavernola Bergamasca: a distanza di secoli, all’originale dipinto – di anonimo quattrocentesco – è stato addossato un altare di chiaro impianto barocco che nasconde un’ampia porzione dell’affresco primitivo. Di conseguenza, ho improntato il brano non tanto al contenuto del dipinto – pur se il clima di austera serenità che lo stesso suggerisce si può ben respirare nel corso dell’intero pezzo – ma piuttosto alla sua organizzazione interna così consegnataci dalle superfetazioni dei secoli passati. Ecco dunque che alla generale ambientazione cromatica e densamente contrappuntistica creata dal tema sono contrapposti episodi più spiccatamente cantabili – desunti dal canto gregoriano – affidati a turno ad ognuno dei quattro strumenti chiamati ad impersonare di volta in volta i vari personaggi presenti nell’affresco (Paolo: tenore, Pietro: baritono, Maddalena: soprano, Cristo: contralto), più un rapido intermezzo che raffigura la Madonna e San Giovanni, secondo l’esatto spazio da questi occupato nel dipinto stesso e l’integrale o parziale presenza della loro figura che ha suggerito un impiego intero oppure frammentario delle relative melodie».

Il programma del concerto – proposto sotto l’egida dell’Amministrazione Comunale e della Parrocchia –, nella sua concezione generale, si sviluppa altresì come un vero e proprio viaggio attraverso autori, paesi e mondi musicali differenti. «L’intento – sottolinea Francesco Ronzio nell’introduzione – è quello di avvicinare, arricchire e stimolare chi ascolta ad una maggiore consapevolezza di come, alla fine, le diversità che ci caratterizzano non possano essere dei limiti invalicabili. Purtroppo, nella realtà, spesso accade l’esatto contrario. Sarebbe così semplice, invece, anche grazie alla musica, appianare le divergenze e confluire nella realizzazione di un bene comune e superiore».

Si comincia con l’Introduction et Variations sur une Ronde Populaire firmata da Gabriel Pierné, allievo di Franck e Massenet, vincitore di un Prix de Rome nel 1882 e noto soprattutto per la sua attività di direttore d’orchestra, per poi proseguire con il galvanizzante Rossini per Quattro, un pot-pourri dei più celebri passaggi scritti dal pesarese e tratti da un manipolo di sue celeberrime opere (Il Barbiere di Siviglia, La Gazza Ladra, L’Italiana in Algeri, Semiramide). Il Domenico Scarlatti elaborato per quartetto di saxofoni da Salvatore Sciarrino ha l’intento di rivitalizzare il repertorio sei-settecentesco attraverso il timbro “nuovo” dello strumento inventato da Adolphe Sax. Originariamente concepite per il clavicembalo, le sonate scarlattiane vengono ben ridistribuite sui quattro fiati in modo da aggiungere profondità ed espressività, con timbriche e possibilità dinamiche molto diverse dalla versione originale. Con il Petit Quatuor (1935) di Jean Françaix ritorniamo in Francia. «Si tratta di uno dei migliori brani concepiti per questa formazione – precisa Ronzio –, e sicuramente uno tra i più riusciti ed eseguiti. Di facile e piacevole ascolto, ironico e scherzoso (“Gaguenardise” significa appunto scherzo, burla), ricco di contrasti improvvisi tra pianissimi e fortissimi il primo movimento, espressiva e melanconica la “Cantilène” (secondo movimento), mentre il finale (“Sérénade comique”) è l’apoteosi quasi nevrotica dello stile del compositore parigino, che ama il virtuosismo dell’incastro ritmico e l’ampio uso di poliritmie condite da suoni percussivi (slap)».

Il viaggio continua oltreoceano con due musicisti quali l’argentino Astor Piazzolla e lo statunitense George Gershwin. «Se il primo ha rivoluzionato in modo irreversibile la maniera di concepire il tango (il famoso “Tango nuevo”), il secondo rappresenta il connubio ideale, l’anello di congiunzione tra la cosiddetta musica “colta” occidentale e la tradizione jazzistica afroamericana, poi confluite nel musical statunitense di cui sicuramente egli è stato uno dei pionieri». Di Piazzolla si ascolteranno la Milonga del Angel e Michelangelo 70 (nome di un noto locale soprannominato la “Cattedrale” del Tango di Buenos Aires), mentre di Gershwin sarà proposta una selezione tratta da Porgy and Bess, in cui il sassofono rappresenta quasi una parodia intenerita del tenore eroico.